Tesori da scoprire

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Castello di Nelson

Castello-di-Nelson

La Ducea di Nelson, così attualmente chiamata ancora, sorse intorno al 1173, probabilmente sulle rovine di una preesistente costruzione basiliana, per volontà della Regina Margherita, per durevole memoria della battaglia vinta da Giorgio Maniace contro i Saraceni. Difatti, venne chiamato originariamente Castello di Maniace in quanto nel 1040, il generale bizantino, Giorgio Maniace, affrontò in questa valle un esercito arabo di 50 mila soldati e lo sconfisse, facendo scorrere tanto sangue nelle acque di quel torrente che da allora si chiamò per l’appunto “Saracena”. Scorrendo in avanti con i secoli, poi, nel 1798 re Ferdinando I delle Due Sicilie, a seguito di moti rivoluzionari che sarebbero sfociati nella nascita della “Repubblica Partenopea”, dovette abbandonare Napoli e rifugiarsi con l’aiuto di Nelson a Palermo. L’Ammiraglio Nelson soffocò nel sangue la repubblica partenopea (salvando la vita e il trono al re) e liberò la monarchia borbonica da uno scomodo avversario avuto in consegna, il Caracciolo, eroe della rivoluzione napoletana. Ferdinando I, in segno di riconoscenza, concesse a Nelson, in perpetuo, l’Abbazia di Maniace, le terre e la città di Bronte. Il re non si limitò ad offrire la sola Bronte ma una terna di allettanti doni, tra i quali Nelson avrebbe potuto scegliere.
L’ammiraglio poteva optare fra i feudi di Bisacquino, Bronte e Partinico. Al “munifico” re Ferdinando, piaceva l’idea che Nelson scegliesse Bronte e scrisse un biglietto destinato al suo Ministro in cui palesava tale preferenza.
Horatio Nelson non deluse il re e scelse Bronte, forse per l’origine greca del nome che significa “tuono” o per la maestosità dell’Etna sovrasta il panorama. All’ammiraglio, inoltre, venne anche conferito il titolo di Duca di Bronte, fu esentato dalla grossa somma che bisognava pagare alla Regia Corte per diritti di investitura e gli fu concessa pure la facoltà di trasmettere la Ducea, a suo piacimento, non solo a qualsiasi dei suoi parenti ma pure ad estranei. Il re, conce­deva a Nelson e agli eredi, la facoltà di intervenire nella amministrazione della comunità cittadina di Bronte, e di poter nominare alcuni diretti rappresentanti della Ducea (o giurati) scegliendoli fra persone del luogo che naturalmente, per effetto della nomina, diven­tavano da quel momento dipendenti a tutti gli effetti del Duca inglese. Il re Borbone, nella sua regalìa, non tenne in conto i diritti acquisiti (o, meglio, letteralmente, acquistati) dai brontesi: quello del “mero e misto impero”, per il cui acquisto alcuni secoli prima, la popolazione si era dissanguata per oltre un secolo con la stipula di un mutuo, e l’affrancamento dal potere feudale dall’Ospedale di Palermo raggiunto con immani sacrifici dopo secolari lotte pochi anni prima. Così nacque un’altra aspra contesa giudiziaria fra il nuovo padrone, il Duca di Bronte (sia Nelson che tutti i suoi discendenti), e il Comune di Bronte. Solo nel luglio del 1940, dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Inghilterra, al grido di Mussolini “Dio stramaledica gli inglesi“, gli eredi di Nelson dovettero abbandonare Maniace. Il complesso edilizi, infine, divenne proprietà del Comune di Bronte solo dal 4 Settembre 1981; Alla sua morte  i suoi parenti, i Bridports, ereditarono le proprietà e la mantennero visitandola e vivendoci stabilmente fino a pochi decenni fa. Nei pochi anni di vita che gli rimasero l’Ammiraglio amava anche firmarsi “Nelson Bronte“. Il nome “Bronte” era bello, persino gli inglesi lo potevano pronunciare con facilità e divenne così prestigioso che l’irlandese Patrick Brunty (o Branty), grande ammiratore di Nelson, cambiò il suo cognome in Brontë, limitandosi a porre una dieresi sulla “e”, e come Brontë divennero famose le sue tre figlie Emily, Charlotte e Anne. Oggi la Ducea Nelson con gli appartamenti signorili (trasformati nel Museo Nelson), l’antica Abbazia benedet­tina, la Chiesa di Santa Maria di Maniace, i piccoli laboratori, i magazzini, le stalle, il granaio (trasformati in un centro culturale polivalente di studi, di congressi e mostre d’arte), il parco (dove è visibile uno straordinario Museo di scultura all’aperto) sono diventati una grande attrattiva turistica di straordinario interesse.

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